#701 – Museo del Trauma Analogico

Sinceramente, non capisco chi si dispera per una spunta blu mancata.

Appartengo alla generazione del gettone e del lucchetto sul telefono (a disco) di casa.

Siamo cresciuti in un’epoca in cui il prefisso si faceva solo per le interurbane e quando dovevi cercare un amico, chiamavi a casa.

Ma, di solito, facevi prima a citofonare. Anche perché non avevi 5000 amici. Ne avevi tre o quattro. Dieci o quindici và, se eri un soggetto particolarmente socievole.

E non avevi manco tanta scelta.

Agli adolescenti della mia generazione mancavano fondamentalmente due cose, per poter arricchire la propria vita sociale: i soldi e la libertà di fare come cazzo ci pareva.

Quindi potevi scegliere giusto tra i compagni di scuola, della palestra o dell’oratorio. Ora che ci penso, le comitive di quelli dell’oratorio erano quelle dove c’era il più alto tasso di festini a base di rapporti sessuali prematrimoniali.

Forse perché i genitori si fidavano a mandare le proprie figlie alle feste organizzate dai preti. O forse perché le figlie di Maria, son le prime a darla via.

E io ero atea, niente oratorio e solo qualche festa rigorosamente in casa e rigorosamente in compagnia di mio cugino.

Non sono mai stata un’amante della vita mondana, ma la scelta era tra la festa in casa, insieme a mio cugino (a guardare adolescenti imbranati, brufolosi e puzzolenti) oppure restare a casa, insieme a nonna, a guardare Isaura la schiava bianca e altre telenovelas sudamericane.

Lo squillo del telefono, lontano dalle festività e senza partorienti nella parentela, era foriero di sventura.

Quindi, quando ci chiamavano a casa, ci beccavamo sempre uno sguardo di disappunto da parte dei nostri genitori.

Senza contare il terzo grado muto che molte femmine erano costrette a subire, quando era un maschio a chiamare. Lì dovevi rispondere correttamente a domande che venivano poste con gli occhi. (ma questa è un’altra storia, e la racconterà Concettina)

Appartengo a quella generazione che è sopravvissuta egregiamente a settimane intere senza avere risposta a una domanda. Perché l’aveva fatta per lettera.

Ora pare che nessuno più sopravviva a qualche ora di attesa.

Poi dite che siete stressati.

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