Parte 9: Pinguino

Il pulmino bianco, con leziose finiture beige, frenò di colpo. Le gomme stridettero, rischiando di farlo mettere di traverso.
Suor Gioconda amava particolarmente le svolte, nella vita. Le svolte e le giravolte, proprio come quando faceva pole dance.
Aveva provato a continuare anche dopo il noviziato, ma le vesti modeste non le concedevano sufficiente grip, così aveva abbandonato a malincuore il grande talento che Nostro Signore le aveva donato e che la faceva sentire tutt’uno con il Creato.
Un altro talento che Nostro Signore aveva donato a suor Gioconda era la capacità di distrarsi facilmente pensando al passato.
Una densa nube di polvere compatta avvolse il pulmino bianco, con leziose finiture beige, insieme a un tizio spaventatissimo che stava in piedi al lato della strada.
Il tizio era uscito quella mattina come suo solito, per andare al lavoro.
Il primo lavoro che avesse da più di due mesi. Anzi, ormai erano già tre anni, e aveva fatto anche un avanzamento di carriera.
Il tutto, secondo lui, da quando aveva smesso di bestemmiare e iniziato a ringraziare il Padreterno.
Aveva notato che effettivamente poteva funzionare.
Fino a qualche anno prima era la classica persona che non riusciva a mantenere un lavoro per più di due mesi.
Per svariati motivi, riconducibili al fatto che a quarant’anni ancora vivesse con mammà, che pagava tutto.
Il tizio aveva riscoperto la spiritualità.
Una spiritualità pragmatica.
Non per rivelazioni divine, ma per rispondere a una sua urgenza esistenziale.
Alla soglia dei quarant’anni, un’improvvisa colica biliare e l’ingresso, per la prima volta, in urgenza, in una sala operatoria gli fecero balenare l’idea che forse, in quel momento, la blasfemia poteva risultare alquanto inappropriata.
Do ut des.
Mentre la polvere calava, una figura simile a un grosso pinguino incazzato uscito da Metal Gear si metteva a fuoco agli occhi del tizio.
«Caio Sempronio!» Lo appellò lo sfuocato bipede.
Caio trasalì alla vista di suor Nazzarena, che avanzava emergendo dalla polvere.
La monaca ricordava bene Caio, dal catechismo.
Sin da ragazzino, Caio Sempronio aveva elevato la giaculatoria a una forma d’arte poetica.
Il che, tutto sommato, lo rendeva più vicino al Creatore di quanto chiunque avrebbe mai ammesso.
Vedendolo lì. In piedi nella polvere. Suor Nazzarena percepì che, se Caio Sempronio era sopravvissuto alla fine del mondo, allora lei non aveva capito un cazzo.
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