
Senti che sei sull’orlo del baratro, ma stai per fare un grande passo.
Non sai in che direzione.
Probabilmente in avanti.
Così ti chiedi se sia il caso di trovarti un hobby creativo, dal momento che Concettina (la vagina anarchica) ha deciso di smettere di essere fonte di svago e intrattenimento e ha disattivato il plug and play.
Troppo tempo libero dedicato a pensare.
Pensieri che, tra mutuo, bollette e quel neo che dovresti far controllare, non sono proprio il carburante ideale per affrontare la giornata col sorriso.
Così ti viene l’idea di iscriverti a un corso di ceramica.
E ti immagini nella scena madre di Ghost.
Ma con Nino D’Angelo al posto di Patrick Swayze.
Ed è lì che capisci che hai bisogno di terapia.
Più che altro, per smettere di rompere i coglioni a chi ti sta accanto e delegare la rottura a un professionista retribuito.
Se fossi cattolica (o comunque religiosa), andresti a rompere i coglioni al parroco. O chi per lui/lei.
Ma il tuo panteismo agnostico, quid potest esse – Lo dico in latino per darmi un tono (inciso nell’inciso – INCISPTION!) – non prevede assistenza clienti spirituale in terra, e non ti offre figure di riferimento a cui accollare la tua crisi esistenziale.
Così, dopo mesi (se non anni) di sedute, a seconda del grado di sopportazione e masochismo del terapeuta, il quale, ormai convinto tu sia il suo karma, ti dice: “Hai mai pensato di scrivere un blog o qualcosa del genere?”
In pratica, ti sta dicendo di tornare a rompere i coglioni al prossimo.
Ma online.
Ah, se morissi domani… dovresti buttare la tua ormai inutilizzata collezione di sex toys.
