Con l’entusiasmo tipico degli ignavi, Serena si precipitò verso la Madre Superiora come una groupie al richiamo del confessionale.

«Suor Nazzarena! Suor Nazzarena!» urlava, cercando di attirare l’attenzione della monaca.

Suor Nazzarena non si voltò. Forse l’aveva ignorata. Forse non l’aveva sentita. Forse non l’aveva vista, isolata da un campo di forza spirituale, o semplicemente perché si trovava controvento.

Serena continuava a tampinare la Madre Superiora, che le riservò lo stesso sguardo gelido con cui aveva ignorato il Botticini, e proseguì a scassinare la porta d’ingresso del centro commerciale, aiutandosi con il manico della zappa.

Finché i cardini della porta si arresero con un lungo gemito metallico, come un demone appena esorcizzato, aprendo la via alle altre monache, che sfilarono dentro.

In ordine. In silenzio. Come spose ombra del Signore dell’Apocalisse.

Con passo deciso, Chanellè si diresse proprio verso Suor Nazzarena, seguita da Karmela e dal Botticini. Stavolta, però, la Madre Superiora non la ignorò. Al contrario.

Dopo qualche secondo di silenzio, e sguardi complici, indicanti che la piccola scout godesse di implicita autorità tra le monache, Chanellè si rivolse a Suor Nazzarena con tono secco, degno di un narcotrafficante navigato: «Loro due sono a posto.» indicando con un movimento del capo i suoi compagni di avventura,.

La madre superiora salutò Karmela con un cenno della testa, mentre al Botticini, ancora in muta da sub, riservò un sopracciglio alzato, mostrandosi sorpresa quanto un vulcaniano che aveva appena preso i voti.

«Dobbiamo dividerci per i rifornimenti» continuò Chanellè «Suor Gioconda è la più adatta a cercare articoli sanitari…» Suor Nazzarena annuiva «mentre suor Genuflessa e suor Mariana potrebbero dedicarsi alla ricerca di alimenti non deperibili…»

Karmela avrebbe voluto chiedere che tipo di riunione si fosse persa per vedere una scout dare ordini a un’unità para-monastica, ma si limitò ad annuire come si fa davanti ai pazzi armati.

«Io vado al reparto auto!» Saltellò sull’attenti il Botticini, entusiasta di avere finalmente un ruolo in quell’ecclesiastico A-Team, dove A sta per Apocalisse. «Serviranno ricambi vari per far partire altri veicoli.»

«Vado al reparto giocattoli» il gruppo rivolse un corale sguardo a Suor Luisa «lì tengono i walkie talkie. Se non ci parliamo, ci perdiamo. E io non vi vengo a cercare.»

Illuminato da un raggio di luce, infiltratosi tra la serranda divelta, il lungo e irto pelo che spuntava dall’enorme neo sul naso di Suor Luisa si era raddrizzato, fiero di avere la sua parte.

Mentre Karmela durante il briefing stava dicendo che servivano batterie, torce e qualsiasi cosa per riscaldare e cucinare, Serena e Mario, spingendo carrelli vuoti con la leggiadria di un comodino che rotola in salita, si unirono al gruppo.

«Noi annamo a pijà i wuste, ché oggi ce sta l’offerta…» attaccò Mario sperando di tenere la scena un po’ per sé. Venne quindi spinto da Serena verso il reparto cibo spazzatura.

Un ticchettio di passi frettolosi risuonò dall’antro oscuro del centro commerciale.

Qualcuno stava arrivando.

Suor Nazzarena imbracciò la zappa e sollevò il braccio sinistro a novanta gradi, pugno chiuso, come se stesse invocando l’arcangelo Michele in modalità SWAT.

Silenzio.

Il rumore si faceva più vicino. Suor Genuflessa, Suor Mariana e Suor Gioconda erano pronte con le cesoie.

Suor Luisa si piazzò dietro, a coprire le spalle delle altre con lo sguardo di chi, nella vita, ha già scavato abbastanza fosse comuni.

La lama della torcia di Chanellè trafisse l’oscurità.

Ne emerse una bella ragazza sui venticinque anni, vestita di tutto punto, tacchi alti, pettinatura perfetta e trucco da sabato sera.

«Quale candela osa sputare fiamma all’orizzon—?»

La voce si strozzò da sola.

Davanti a lei, contornati dalla serranda divelta: una signora incazzata, una ragazzina scout, un tizio in muta da sub e cinque suore in assetto da guerriglia in Vaticano.

La ragazza sembrava uscita da una sfilata e finita in un incubo.

Si sentiva come se fosse capitata lì per sbaglio, diventando lo stereotipo della cretina che muore per prima in un B-movie.

«Mi si confondono i sogni con la realtà.»

Disse, con un vezzoso sbattere di ciglia finte che rivelava, a intermittenza, due grandi ed esterrefatti occhi blu.

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