Parte 6: Zappa

«Mario, hai visto chi c’è?»
«E sì… tempo strano oggi…» continuò Serena, imperterrita, come se qualcuno le avesse fatto una domanda.
«Dice che quanno fa così poi viè er terremoto…»
Mario annuiva a ogni sillaba come un pappagallo scazzato.
«E noi uscimo sempre a quest’ora perché nun ce sta nessuno…» aggiunse, tentando di rubare un po’ di scena alla moglie.
La miglior coppia male assortita dell’apocalisse aveva un altro punto in comune, oltre alla lotta quotidiana contro l’igiene personale: non avevano ancora capito un cazzo.
Karmela, Chanellè e il Botticini fecero simultaneamente un passo indietro, per allontanarsi dalla zaffata maleodorante che proveniva dal cavo orale di Serena, dove i denti (pochi e malmessi) sembravano aggrapparsi con disperata tenacia alla colata di tartaro fossilizzato, che li teneva insieme per miracolo. Una discarica sotto il sole di agosto avrebbe fatto meno danni olfattivi.
Nel tentativo di evitare le esalazioni mefitiche, il Botticini inciampò in un pezzo di marciapiede divelto. Poca cosa, considerato che l’alito di Serena avrebbe potuto abbattere un drone in volo.
«Come siete arrivati qui?» chiese Chanellè, indietreggiando e cercando di mettersi controvento.
«A piedi…» rispose Mario.
«L’auti nun passaveno…» aggiunse Serena, riappropriandosi della scena. «Però qua sta ancora tutto chiuso… mò che famo?»
Il Botticini, nel frattempo, si era chinato a raccogliere il grosso pezzo di marciapiede in cui era inciampato. Lo fissò un istante con lo sguardo dell’uomo che ha appena risolto un’equazione esistenziale. Poi si diresse verso le vetrate del centro commerciale.
Si fermò. Rifletté.
E improvvisamente scagliò il blocco di cemento contro l’ingresso, mandando in frantumi parte della vetrata con un fracasso liberatorio, che sembrava un applauso alla sua idea.
«Ma che cazzo stai affà?!?!» urlò Mario «Mò c’aresteno a tutti! Ma che stai fori?»
Karmela e Chanellè guardarono Mario con lo sguardo rassegnato di chi ha perso ogni speranza che all’idiota di turno possa mai accendersi la lampadina.
Un rombo scoppiettante interruppe il momento, attirando tutti verso un pulmino Fiat 900 Panorama bianco, con leziose rifiniture beige, che arrivava a tutta velocità.
Con uno stridore di gomme, sorprendente per un mezzo di quella cilindrata, il pulmino derapò fino a fermarsi davanti all’ingresso appena sfondato.
Le portiere si spalancarono in simultanea.
Con movimenti rapidi e sincronizzati, cinque suore benedettine saltarono giù dal mezzo.
Da brave monache erano preparate per il Giorno dell’Apocalissse.
Non tanto per la conoscenza delle sacre scritture, ma per le ore di ricamo compulsivo guardando, oltre a don Matteo, tutti i film e le serie TV sulla fine del mondo, dagli zombies, agli alieni, ai mutanti di Resident Evil.
Sopra la tonaca, avevano raccattato un equipaggiamento degno di Rambo in pellegrinaggio: gomitiere, torce e una cartucciera fatta di rosari, accanto a zappe e cesoie degne di un esorcismo botanico.
Quella che sembrava la Madre Superiora aveva le strisce nere sotto gli occhi, alla Navy SEAL, con una grossa zappa nella mano destra, si diresse verso l’ingresso, seguita dalle altre. Si fermò di colpo e sollevò il braccio sinistro piegato a 90°, pugno chiuso, come se stesse per dare l’ordine di blitz nella sacrestia.
«Spinterogeno e carburatore, eh?» disse il Botticini, indicando il pulmino con un cenno del capo.
La Madre Superiora, che ne capiva di motori quanto di posizioni del Kamasutra, lo gelò con lo sguardo e lo spinse da parte, dirigendosi verso la vetrata sfondata a metà per finirla con la zappa.
Come Cristo comanda.
video su instagram
