Parte 2: Neoprene

Karmela non poteva fare a meno di chiedersi cosa fosse successo. E fino a dove si estendeva questo casino. Solo il quartiere? Tutta la città? Il mondo intero?
Difficile saperlo, senza internet.
Proprio in quel momento, mentre uno sciame di punti interrogativi le invadeva l’Area di Broca, un tizio in muta da sub sbucò da dietro un furgone. Niente pinne, al loro posto un paio di Superga un tempo bianche, ma maschera sì.
Il tizio sussultò. Anche Karmela sussultò e si disse che, se un uomo in muta da sub poteva essere definito un mutante, allora aveva appena incontrato il suo primo mutante dell’apocalisse.
Restarono fermi, in silenzio, a squadrarsi.
Il mutante da scantinato indossava una mascherina giallognola, roba vintage, forse recuperata da una bancarella di cianfrusaglie usate e inusabili. Irriconoscibile.
Ma anche lei, in versione mattutina post-apocalisse in vestaglia, non era esattamente presentabile.
Vedendola respirare senza stramazzare, lo strano anfibio si tolse maschera e mascherina.
“Secondo me so’ state le scie chimiche.” Sentenziò, così de botto, lo spettro subacqueo, indicando, con un largo gesto della mano, l’evidenza del disastro.
“Le tengo da Chernobyl” disse, mostrando l’oggetto con una punta d’orgoglio. “Ho sempre pensato che potessero tornare utili, in caso di radiazioni…”
Karmela non poté fare a meno di rispettare (seppur con un certo disagio) quel livello di paranoia ben coltivata, fino ad arrivare a produrre i frutti del catastrofismo preventivo.
Le venne in mente sua madre che, al primo bollettino del Covid, tirò fuori, dalla credenza delle cose inutili dimenticate, alcuni cimeli sanitari di dubbia provenienza e sconosciuto impiego, ma che era fiera di aver conservato «perché possono sempre servire».
Solo allora, con il viso incorniciato dalla muta da sub come a incarnare la Madonna delle Calamità, riconobbe il signor Botticini. Carrozziere dal ’92. E paranoico da generazioni.
Che avessero avuto sempre ragione loro, i complottisti?
Per Karmela, l’ipotesi più probabile era un’altra: che qualche idiota avesse fatto incazzare ChatGPT. A riprova che nemmeno l’intelligenza artificiale è a prova di stupidità umana.
Oppure, pensò, un aggiornamento del Metaverso era andato storto, e adesso eravamo tutti glitch.
O forse era tutto già rotto da prima, e questa apocalisse era solo il primo reboot che avesse funzionato davvero.
Il signor Botticini, a un passo dal brodo primordiale personale causato dalla guaina in neoprene, cominciò a sciorinare il suo piano di sopravvivenza con la lucidità tipica di un survivalista disidratato. E, naturalmente, propose di unire le forze.
Karmela declinò con inattesa gentilezza. Lo spirito di squadra l’aveva sempre lasciata indifferente, tipo alle cene aziendali. E aveva già troppe voci nella testa: non sentiva il bisogno di aggiungere anche quella di un carrozziere in muta da sub.
Meglio procedere da sola. Ma con metodo.
Si incamminò verso casa, facendo mentalmente la lista di tutto ciò che poteva servirle. Serviva una lista. Una guida.
Un piano.
