# 910 – Eros e Thanathos: Fenomenologia dell’abiezione seduttiva in ambito necro-sociale

L’avevo visto diverse volte, lì tra le camere mortuarie.

Commentava culi, tra lui e i suoi colleghi o tra sé e sé.
Riservava lo stesso trattamento a tutte le donne. Tutte.

Si girava a commentare, con una smorfia, diverse parti del corpo femminile.
Comprese quelle appartenenti a donne chiaramente in lutto.

E riservando le sue sgradite attenzioni anche a me.

Poi lo vedo mentre sto uscendo.
Appoggiato al carro funebre, stile Fonzie, ma con completo grigio becchino e sigaretta in bocca.

Mi vede.

Butta la sigaretta, alza gli occhiali da sole sull’inutile fronte ampia, muove ritmicamente le sopracciglia e, nel tentativo di sembrare affascinante, sorride mostrando un buco dato dal cedimento di un premolare superiore (buco un attimo prima occupato dal filtro della sigaretta) e mi canta:

“Si è scpendo il sole e il mio sole sei tuuu…”

Rovinando così per sempre la mia canzone preferita di Adriano Celentano.

Poi mi manda un bacio. E sorride. Di nuovo.

Lì ho cominciato seriamente a pensare all’immortalità come scelta di vita.

O almeno di crepare ridotta in polvere all’istante.

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